Quetso blog č in pausa di riflessione
ma giura che non c'è di mezzo un altro...
[Post con la sola utilità di non far cancellare un blog stanco, ma non morto]
Dovremmo provare a fare la Coca Cola in casa
Non è dato sapere perchè le persone cambiano.
Non è dato sapere perchè dopo 4 giorni che la Coca Cola è rimasta aperta nel frigo sà del detersivo per la pulizia delle scale.
Ci sono tante cose che non è dato sapere.
Non è dato sapere com'è che poi uno in un certo senso è sempre uguale, se guardi bene.
Non è dato sapere come fanno la Coca Cola.
Ci sono così tante cose che non è dato sapere che finiamo per perdere la curiosità.
E la chiamano estate
Sono tornata, non so da dove, ma sono tornata.
Mentre ero via è scoppiata l'estate [da cui il banalissimo titolo del post]. Io mi fregio di far parte di quella ristretta schiera di odiatori dell'estate.
E' solo una domenica allungata per me. E già stento a digerire la domenica! Stakanov mi fa un baffo? No, è che mi dà fastidio l'idea di doverci fermare tutti lo stesso giorno. Lo so che l'ha consigliato Dio, però è anche plausibile affermare che ognuno di noi abbia ritmi diversi da Dio. Ad esempio, quanto ci mettereste voi a creare il mondo? Perchè io sbaglio sempre nel prendere le misure, in 7 giorni monto a malapena una libreria dell'Ikea. E in mezzo alla stanza. Poi ho bisogno di un altro paio di giorni per farla aderire alla parete!
Non per niente proprio domenica scorsa mi sono lasciata investire dalla teoria di un novantenne che sosteneva che l'estate non piace solo alle persone geneticamente tristi.
Quando la settimana prossima i media cominceranno a bombardare lui e tutti gli anziani con il conto alla rovescia dei giorni che gli restano da vivere sotto il torrido - ma allegro! - sole estivo, riderò e gli dimostrerò che non sono geneticamente triste.
Oh cacchio, non sono solo triste, sono anche stronza!
Ebbene lo ammetto, sono inacidita da tutta la storia del Moggi gate e dalle modalità di fuitina che alcuni giocatori della Juve stanno mettendo in atto e altri stanno architettando negli oscuri angoli delle loro menti [a parte Del Piero per cui avevo già avviato un processo di beatificazione in tempi non sospetti].
Prendiamo ad esempio un Ibrahimovic qualsiasi. Ibra si sta dando da fare per spostarsi in un'altra squadra. Sta spudoratamente flirtando con Inter, Milan, Real Madrid, Casalpusterlengo, Houston Dynamo, Shangai Shenhua, New Team, Scapoli al campetto 3 tutti i mercoledì sera e 5 contro 5 senza fuorigioco all'oratorio della chiesa San Francesco.
Certo che degli uomini non ci si può proprio fidare! Tu gli dedichi le ore più lucide delle tue domeniche, gli dai spazio sulla parete migliore della tua camera, metti in gioco una non trascurabile parte di dignità subendo i commenti di chi ti fa notare che l'individuo in questione è l'unico svedese brutto, mentre tu continui imperterrita a sostenere che ha "un bel sorriso", anche quando si taglia i capelli in modo indecente e neppure sua madre oserebbe dirlo, vedi nel suo volto di serial killer una nobiltà d'animo che manco Madre Teresa... e lui che fa? Se ne và al Milan! Nel migliore dei casi!
E a me cosa resta? Solo la possibilità di ricoprirlo d'insulti per il resto dei suoi giorni, etichettarlo come tuffatore e/o falloso, riscontrare che non è una grave perdita perchè, in effetti, l'infortunio all'unghia del mignolo destro l'ha segnato profondamente, tanto che "non è più quello di prima, e mai più lo sarà ... anche perchè ormai è imbottito di medicinali ... e guarda com'è ingrassato!", sostenere, anche sotto tortura, che non vale più come quando giocava nella Juve e, dopo qualche tempo, attuare il revisionismo storico ricordando in luoghi pubblici affollati che "lui non voleva andarsene, è stata la società a cacciarlo!"
Eh, dura la vita degli sportivi come me! Se poi ci aggiungi che è estate...
Vieni solennissima e colma di una nascosta voglia di singhiozzar
C'è tutto, lo stomaco lamentoso anche se ha avuto la cioccolata, il vuoto pneumatico nella mente, la voce pigra, la stessa canzone per 20 volte di seguito, anche se potrei fare di meglio. Ma c'è anche la voglia di non fare niente di meglio. Poi c'è tutta la voglia che arrivi la notte, così uno può sentirsi triste senza dover cambiare espressione, senza neppure darsi ai nervi.
Ode alla notte di Fernando Pessoa
Vieni, Notte antichissima e identica,
Notte Regina nata detronizzata,
Notte internamente uguale al silenzio,
Notte con le stelle, lustrini rapidi
sul tuo vestito frangiato di Infinito.
Vieni vagamente,
vieni lievemente,
vieni sola, solenne, con le mani cadute
lungo i fianchi, vieni
e porta i lontani monti a ridosso degli alberi vicini,
fondi in un campo tuo tutti i campi che vedo,
fai della montagna un solo blocco del tuo corpo,
cancella in essa tutte le differenze che vedo da lontano di giorno,
tutte le strade che la salgono,
tutti i vari alberi che la fanno verde scuro in lontananza,
tutte le case bianche che fumano fra gli alberi
e lascia solo una luce, un'altra luce e un'altra ancora,
nella distanza imprecisa e vagamente perturbatrice,
nella distanza subitamente impossibile da percorrere.
Nostra Signora delle cose impossibili che cerchiamo invano,
dei sogni che ci visitano al crepuscolo, alla finestra,
dei propositi che ci accarezzano
sulle ampie terrazze degli alberghi cosmopoliti sul mare,
al suono europeo delle musiche e delle voci lontane e vicine,
e che ci dolgono perché sappiamo che mai li realizzeremo.
Vieni e cullaci,
vieni e consolaci,
baciaci silenziosamente sulla fronte,
cosi lievemente sulla fronte che non ci accorgiamo d'essere baciati
se non per una differenza nell'anima
e un vago singulto che parte misericordiosamente
dall'antichissimo di noi
laddove hanno radici quegli alberi di meraviglia
i cui frutti sono i sogni che culliamo e amiamo,
perché li sappiamo senza relazione con ciò che ci può
essere nella vita.
Vieni solennissima,
solennissima e colma
di una nascosta voglia di singhiozzare,
forse perché grande è l'anima e piccola è la vita,
e non tutti i gesti possono uscire dal nostro corpo,
e arriviamo solo fin dove arriva il nostro braccio
e vediamo solo fin dove vede il nostro sguardo.
Vieni, dolorosa,
Mater Dolorosa delle Angosce dei Timidi,
Turris Eburnea delle Tristezze dei Disprezzati,
fresca mano sulla fronte-febbricitante degli Umili,
sapore d'acqua di fonte sulle labbra riarse degli Stanchi.
Vieni, dal fondo
dell'orizzonte livido,
vieni e strappami
dal suolo dell'angustia in cui io vegeto,
dal suolo di inquietudine e vita-di-troppo e false sensazioni
dal quale naturalmente sono spuntato.
Coglimi dal mio suolo, margherita trascurata,
e fra erbe alte margherita ombreggiata,
petalo per petalo leggi in me non so quale destino
e sfogliami per il tuo piacere,
per il tuo piacere silenzioso e fresco.
Un petalo di me lancialo verso il Nord,
dove sorgono le città di 0ggi il cui rumore ho amato come un corpo.
Un altro petalo di me lancialo verso il Sud
dove sono i mari e le avventure che si sognano.
Un altro petalo verso Occidente,
dove brucia incandescente tutto ciò che forse è il futuro,
e ci sono rumori di grandi macchine e grandi deserti rocciosi
dove le anime inselvatichiscono e la morale non arriva.
E l'altro, gli altri, tutti gli altri petali
- oh occulto rintocco di campane a martello nella mia anima! -
affidali all'Oriente,
l'Oriente da cui viene tutto, il giorno e la fede,
l'Oriente pomposo e fanatico e caldo,
l'Oriente eccessivo che io non vedrò mai,
l'Oriente buddhista, bramanico, scintoista,
l'Oriente che è tutto quanto noi non abbiamo,
tutto quanto noi non siamo,
l'Oriente dove - chissà - forse ancor oggi vive Cristo,
dove forse Dio esiste corporalmente imperando su tutto..
Vieni sopra i mari,
sopra i mari maggiori,
sopra il mare dagli orizzonti incerti,
vieni e passa la mano sul suo dorso ferino,
e calmalo misteriosamente,
o domatrice ipnotica delle cose brulicanti!
Vieni, premurosa,
vieni, materna,
in punta di piedi, infermiera antichissima che ti sedesti
al capezzale degli dei delle fedi ormai perdute,
e che vedesti nascere Geova e Giove,
e sorridesti perché per te tutto è falso, salvo la tenebra e il silenzio,
e il grande Spazio Misterioso al di la di essi.. Vieni, Notte silenziosa ed estatica,
avvolgi nel tuo mantello leggero
il mio cuore... Serenamente, come una brezza nella sera lenta,
tranquillamente, come un gesto materno che rassicura,
con le stelle che brillano (o Travestita dell'Oltre!),
polvere di oro sui tuoi capelli neri,
e la luna calante, maschera misteriosa sul tuo volto.
Tutti i suoni suonano in un altro modo quando tu giungi
Quando tu entri ogni voce si abbassa
Nessuno ti vede entrare
Nessuno si accorge di quando sei entrata,
se non all'improvviso, nel vedere che tutto si raccoglie,
che tutto perde i contorni e i colori,
e che nel cielo alto, ancora chiaramente azzurro e bianco all'orizzonte,
già falce nitida, o circolo giallastro, o mero diffuso biancore, la luna comincia il suo giorno.
Aspettando il golden gol
Giornalisti sull'orlo di una crisi di nervi, dichiarazioni rimandate, percentuali, proiezioni, forchette, forbici, cunei, incudini, zappe, rose, pugni, falci, martelli ...
Non si possono aspettare i dati reali e poi commentare quelli.
No, bisogna analizzare per 12 ore le proiezione delle proiezioni e dare ogni tanto un'occhiata all'interminabile spoglio, mentre si fa seriamente strada il pensiero di essere stati risucchiati da un buco nero.
Altrimenti come si fa a far cedere i nervi del direttore della Nexus e fargli finalmente confessare che i dati che ci sta propinando da ore e ore si basano solo sul suo condominio?